Moxa, il fuoco che guarisce

Il fuoco che guarisce, rigenera, allevia e ristora; il calore dolce e penetrante sprigionato da un’erba umile e comune, l’Artemisia, che si diffonde nel corpo riattivando e riequilibrando l’energia: ecco la Moxa, uno strumento terapeutico prezioso e versatile, spesso ingiustamente sottovalutato  in favore dell’Agopuntura, “punta di diamante” della medicina tradizionale cinese,  alla quale entrambi i metodi appartengono a pieno titolo: Agopuntura e Moxa infatti vanno sempre insieme, persino nel nome, in cinese non esiste la parola “Agopuntura” separata dalla parola “Moxa”. I principi che informano le due metodiche sono gli stessi: si ricerca il riequilibrio Yin-Yang dell’organismo attraverso l’azione su particolari punti posti lungo il percorso dei Meridiani energetici.  Ma mentre l’Agopuntura richiede speciali competenze ed abilità manuali, semplici  metodi di Moxa si possono apprendere anche in tempi brevi ed applicare in casa,  su se stessi e i propri cari per curare una lunghissima serie di piccoli e grandi disturbi, tra i quali l’ipertensione, l’insonnia, i disturbi urinari, la stipsi,  i dolori mestruali, i dolori articolari… per i problemi di stomaco dei bambini, per rafforzare la difesa immunitaria, per tonificare e idratare la pelle del viso ed eliminare piccole macchie cutanee, per trattare dermatomicosi e verruche e persino per raddrizzare la posizione podalica del feto in gravidanza.

Allora vediamo un po’ più da vicino la storia e le caratteristiche di questa straordinaria risorsa della medicina naturale.

Le origini della terapia di Moxa si perdono nel tempo e sembrano provenire dalla Cina del Nord. La prima testimonianza scritta si trova nel  “Chun Qiu Zuo Chuan” (Annali di Primavere ed Autunni, note su Zuo- 581 a.C.). La parola “Moxa” ci viene dalla lingua giapponese, mentre in lingua cinese Moxa si dice “jiu” e si scrive:

L’ideogramma “jiu” è formato da due componenti, superiore e inferiore:

la componente inferiore significa “calore, fuoco”.

Quindi il significato letterale è “calore di lunga durata”: infatti il tempo di applicazione è piuttosto lungo e il materiale utilizzato consente una combustione lenta e prolungata; ma il significato implicito è anche quello di malattia “lunga”, nel senso che la terapia si adatta specialmente alla cura di patologie croniche e di vecchia data, e quello di effetto duraturo, persistente nel tempo.

La terapia di Moxa consiste nell’applicazione del calore prodotto dalla combustione dell’erba Artemisia a contatto o in prossimità degli agopunti dei Meridiani. Secondo la medicina tradizionale cinese, i meccanismi d’azione della Moxa si possono riassumere come segue:

  1. riscaldamento dei Meridiani e dispersione del freddo, regolazione del Qi e del Sangue: cura i disturbi legati alla penetrazione del vento freddo, i dolori articolari causati dal freddo all’interno dei Meridiani che ne blocca la circolazione energetica;
  2. riscaldamento degli organi interni, dispersione del freddo e azione analgesica: cura le “sindromi di insufficienza Yang”, quando l’eccesso di freddo interno provoca stasi circolatoria e dolore;
  3. effetto antishock e rianimazione;
  4. forte tonificazione del Qi e dello Yang: per prolassi, ptosi, alcune forme di metrorragia;
  5. regolazione del “Qi ribelle”: per curare il vomito, la nausea, la tosse, corrispondenti a movimenti contrari dell’energia del Polmone e dello Stomaco;
  6. azione antiedematosa, cicatrizzante e disinfettante: per varie forme di ascessi cutanei
  7. azione preventiva e di rafforzamento della difesa immunitaria.

L’erba Artemisia (in cinese “Ai”) è utilizzata per la Moxa da millenni. Raccolte a giugno, quando sviluppano la caratteristica lanuggine, le foglie vengono essiccate e lavorate per confezionare piccoli coni o sigari; la combustione avviene senza fiamma e sviluppa un intenso calore da 500 a 600° a spettro infrarosso. Tra i vantaggi dell’Artemisia c’è anche quello di essere un’erba molto diffusa e poco costosa.

Esistono diverse forme di utilizzo dell’erba Artemisia,  le più importanti sono il sigaro, il cono e l’ago riscaldato.

1) Il sigaro di Moxa

Il sigaro di Moxa è lungo circa 20 cm, si compra in confezioni da 10 coni al costo di circa 5 euro. Le tecniche di applicazione del sigaro sono diverse: quella più comune consiste nell’accendere il sigaro a una estremità e avvicinarlo al punto da trattare, a una distanza di 2-3 cm. Il paziente deve avvertire il calore e quando questo diventa troppo intenso, deve avvisare il terapista che provvederà ad allontanare un po’ il sigaro dalla pelle, questa operazione si ripeterà per 3 – 5 minuti su ogni punto. Una volta finito il trattamento,  il sigaro si può spegnere bagnandolo leggermente in acqua oppure inserendolo in appositi “porta-sigari” metallici di forma circolare,  il sigaro si spegne per mancanza d’aria e può essere riutilizzato.

2) Il cono di Moxa

Il cono di Moxa si confeziona manualmente a partire dall’erba essiccata che si trova in commercio. Può essere piccolo, medio o grande a seconda della parte del corpo sulla quale deve essere applicato. In pratica il cono si posiziona a diretto contatto con la pelle, si accende a una estremità e brucia finché il calore avvertito dal paziente non è troppo forte, a questo punto il paziente avvertirà il terapista che provvederà a togliere il cono e a sostituirlo con un altro. Di solito questa operazione si fa a mano, ma si possono anche usare delle pinzette.  La terapia può prevedere l’applicazione dai 5 coni in sù.  Questo metodo è meno consigliabile del sigaro per i principianti, perché una disattenzione può provocare piccole ustioni. Per correre meno rischi si può interporre un supporto tra la pelle e il cono di Moxa: le sostanze utilizzate come supporto sono moltissime, ma le principali sono zenzero, aglio e sale. Le qualità dell’erba penetrano in profondità unite al calore del fuoco, che ne  rafforza l’effetto terapeutico.

Lo zenzero fresco si trova abbastanza facilmente nei mercati alimentari; secondo la fitoterapia cinese possiede una natura calda e un sapore piccante, ha azione riscaldante,  diaforetica, antiemetica e antitossigena. Per potenziare le sue azioni attraverso il calore sprigionato dalla Moxa, si taglia la radice fresca di zenzero a fettine da 3 a 5 mm; si bucherella poi con uno stecchino; si pone sul punto da trattare e vi si appoggia sopra il cono di Moxa. Quando il paziente lamenta il bruciore, si solleva e si riabbassa il tutto, questa operazione si ripete da 18 a 36 volte. Di solito per ogni punto si utilizzano 5 coni.  L’effetto riscaldante dello zenzero si aggiunge a quello della Moxa ed è indicato per trattare tutte le patologie dovute al freddo.

La stessa procedura si segue per l’applicazione della Moxa con aglio. L’aglio ha azione antiedematosa e antinfettiva, inoltre ammorbidisce e dissolve noduli e indurimenti; è indicato in molti casi di  irritazioni della pelle, purché non vi siano escoriazioni: punture di insetti, pustole, ascessi,  verruche; in generale tutti i gonfiori, come noduli mammari, cisti tendinee e  lipomi, sempre in assenza di escoriazioni.

Il sale fino si usa solo sull’ombelico: si riempie l’ombelico di sale e vi si appone sopra il cono. Chiamato “la porta della vita”, l’ombelico si tratta per risvegliare da stati di shock e in generale per stati di estrema debolezza, diarrea acuta, vomito acuto, forti dolori addominali da freddo.

Altre sostanze utilizzabili sono teoricamente tutte le erbe cinesi, quindi estremamente varie e numerose. Alcuni esempi: la cipolla, utilizzata per stimolare la circolazione e disperdere il freddo; l’Aconitum Fuzi, forte tonico dello Yang; e molte altre.

3) L’ago riscaldato

Si riscalda l’ago bruciando una piccola porzione di sigaro di artemisia posta nel manico dell’ago. Esistono apposite confezioni di piccoli cilindri di artemisia atti a questo uso. Coloro che hanno avuto l’opportunità di visitare i reparti ospedalieri di Agopuntura in Cina, avranno notato la forte presenza della Moxa: questo metodo infatti è utilizzato ampiamente per trattare i dolori localizzati e i reumatismi.

***

Come abbiamo visto da questo breve excursus la Moxa rappresenta una risorsa fondamentale della medicina tradizionale cinese e trova applicazione in una vasta gamma di patologie. È controindicata in caso di forti febbri e in generale nelle patologie dovute al Calore in eccesso. La Moxa sprigiona un acre odore, questo può risultare fastidioso specialmente se lo studio è arredato con ampi  tendaggi, che possono facilmente assorbirlo. Tuttavia bisogna considerare che il fumo di Moxa non è nocivo per le vie respiratorie e ha l’effetto di purificare l’ambiente e scacciare zanzare e insetti, si tratta quindi di un disagio minimo in paragone agli effetti benefici del  trattamento e in definitiva possiamo dire che in questo caso… il fumo vale la candela!

a cura di Laura Ciminelli – Lumen, 2009

Moxa e Coppettazione

 

0 commenti su “Moxa, il fuoco che guarisce”

    • La prossima edizione del Corso di Moxa e tecniche complementari con il dott. Zhang avrà inizio il 12 febbraio 2017. Per tutte le informazioni ti invitiamo a contattare la Segreteria formazione di Villa Giada: tel. 064815580 – 3384455175 – email villagiada@chinalink.it Grazie!

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    • Salve Luca
      queste le date della prossima Edizione del Corso di Moxa e coppettazione con il dott. Zhang Jianmin:
      Dom 12/02/2017 h 9.30-17.30
      Dom 19/02 h 9.30-17.30
      SAB 19/03 h 9.30-17.30
      SAB 25/03 h 15-20
      Per partecipare è necessario avere conoscenze di base di teoria MTC e Meridiani. Per iscriversi presentare domanda a villagiada@chinalink.it entro 10 gg dall’inizio del Seminario (modulo sul sito: http://www.chinalink.it)
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