Un contributo di Alfonso Ricca tratto dalla tesina di diploma in Tuina e Tecniche Integrate
(…) Quale è il contributo della MTC alla lotta contro il cancro? è possibile curare il cancro con la MTC?
Se si guarda alla moderna oncologia, che tanti preziosi passi avanti ha fatto nella lotta contro il tumore, si vede come si vada sempre più verso la sapiente combinazione di diverse terapie, di interventi chirurgici, il meno demolitivi possibile, di farmaci chemioterapici e farmaci biologici e ad azione immunitaria, di radioterapie mirate e ben dosate. Si mettono in atto, insieme, tutti questi percorsi cercando di trarre, da ognuna delle procedure, la maggiore efficacia ed i minori effetti avversi. Le metodiche diagnostiche, sempre più avanzate, consentono di monitorare e comprendere in che modo il tumore risponde e come si comporta. Dunque, in questo “clima” di interdisciplinarietà, perché privarsi della MTC? Essa è un insieme di pratiche mediche molto sperimentate, potenti, efficaci e prive di effetti collaterali, che va ad agire sull’elemento che rimane escluso da tutte queste attenzioni: la risposta del singolo malato. La sua capacità di sopportare i farmaci, la sua velocità di ripresa dagli interventi chirurgici, l’efficienza del suo sistema immunitario, la sua risposta psicologica e spirituale.
Non vi è, in questa considerazione, nessuna sterile critica all’impostazione statistica della medicina moderna. Non c’è altra strada per sapere quale procedura chirurgica dia più garanzie di successo, quale sia il cocktail di farmaci che garantisca la maggiore sopravvivenza o in quali casi una radioterapia allunghi l’aspettativa di vita, se non quella di valutare la significatività statistica. Lo stesso vale per l’introduzione di nuovi farmaci e di nuove procedure. Sono i metodi scientifici, che hanno consentito di fare tanta strada e tanto lontano, ancora, porteranno. Ma ognuno deve fare bene il suo lavoro. Il chirurgo deve asportare al meglio il tumore, il radioterapista deve bruciarlo, ben indirizzando le attrezzature migliori. L’oncologo deve scegliere e gestire la combinazione di farmaci più idonea per quello specifico tipo di cancro. Ognuno di loro deve essere altamente competente e specializzato. A nessuno di loro dobbiamo chiedere niente di diverso. A noi operatori di MTC compete invece il singolo individuo, la persona. Perché la MTC mette a disposizione gli strumenti per agire terapeuticamente, non sul cancro X o il linfoma Y, ma su quella persona specifica ed unica che, in questo momento della sua vita, sta combattendo contro il cancro. E lo fa a modo suo, portando nella lotta la sua costituzione fisica, il suo vissuto, la sua reattività, il suo sistema immunitario (con gli incontri e le battaglie che ha avuto).
È difficile pensare che la MTC, da sola, sconfigga il cancro. Ma la chemioterapia, da sola, lo fa? E la chirurgia? No. È insieme che si vince, alleati, terapeuti e pazienti, contro il nemico comune. La MTC può svolgere un ruolo insostituibile, in quanto si preoccupa di gestire quel settore che è lasciato scoperto dalla medicina scientifica: l’individualità, la reattività di ogni singolo, che sommata a tutte le altre costituisce il comportamento statisticamente significativo, ma che nella puntuale vicenda patologica sfugge ad ogni incasellamento.
La caratteristica propria della medicina cinese è di agire sulla reattività individuale. Le stimolazioni degli agopunti (con o senza aghi) non veicolano alcuna sostanza estranea, ma sollecitano il corpo, agendo sul sistema omeostatico, per stimolare delle funzioni carenti o eliminare degli impedimenti funzionali. È l’individuo che risponde a questo stimolo. Da questa particolarità deriva la sua efficacia nel ridurre gli effetti collaterali dei farmaci o nell’accelerare i processi di detossificazione. Il sistema dei meridiani fornisce una via di accesso all’apparato immunitario ed è universalmente riconosciuto che la vera battaglia a lungo termine con il cancro si combatte sul fronte immunitario.
La medicina cinese offre strumenti utilissimi anche a livello diagnostico. Anche in questo caso ponendosi su un piano diverso da quello scientifico: la TAC, la PET o quant’altro, ci diranno se la massa è cresciuta o se si è estesa e, di conseguenza, se è necessario praticare un altro intervento o un’altra terapia. La diagnostica, in sostanza, è rivolta al tumore e al suo comportamento, non al paziente e, lo ripetiamo, è indispensabile che sia così. La diagnostica energetica può fornire altre informazioni ed aiutare in maniera determinante le scelte terapeutiche. Questo perché si basa sulle caratteristiche dell’individuo, sullo studio della sua costituzione, delle sue modalità di reazione, delle sue risorse residue.
Perché siano più comprensibili queste affermazioni e le possibilità di collaborazione tra le due medicine, si consideri l’esempio di una paziente alla quale è stato asportato un tumore al seno e nella quale un certo numero di linfonodi sia risultato positivo. L’oncologia moderna ci dice che in questi casi le possibilità di sopravvivenza a 5 anni aumentano di molto se si praticano una chemioterapia e una radioterapia. Quindi non sussistono dubbi sul fatto che si debba intraprendere questa strada. Le scelte sono compiute, correttamente, in base al tipo di tumore e alla sua estensione.
Ma se, nel corso della chemioterapia, l’organismo di quella paziente ha accumulato un eccessivo carico tossico, le funzioni del fegato sono molto alterate, le mucose digestive infiammate e danneggiate e il sistema immunitario compromesso dalla tossicità midollare dei farmaci, quella persona potrebbe non essere in grado di sostenere tutte le terapie programmate, riducendo le percentuali di successo. Se l’organismo è molto squilibrato al momento di subire la radioterapia, può andare più facilmente incontro agli effetti avversi, anche molto gravi. In alcune casistiche si parla di una mortalità per cause cardiache vicina al 20%, 2 in seguito a radioterapia. Esiste anche una significativa incidenza di comparsa di altri tumori o linfomi, a distanza di tempo, per via della compromissione immunitaria.
Il concetto, in sintesi, è che le chemio e le radioterapie possono essere molto efficaci nel trattare il tumore, ma che spesso non raggiungono il loro obiettivo perché il corpo non le sopporta ed il danno alle cellule sane impedisce di eliminare del tutto le cellule malate. La MTC cerca di sostenere e proteggere le cellule sane, perché da vittime diventino coprotagoniste dell’azione terapeutica complessiva. Una volta finite le cure, poi, non ci si accontenta di “sperare” che l’organismo ce la faccia, ma si agisce, in maniera mirata, perché ciò avvenga, rimuovendo il gran carico di tossine e di danno ossidativo che si è prodotto e riattivando il sistema immunitario.
Questo è, in conclusione, il contributo che la medicina cinese può dare, sia al paziente ma anche al medico stesso. Essa può e deve costituire un utile strumento che deve essere conosciuto e diffuso, nella speranza di aiutare chi si trova improvvisamente ad affrontare un patologia, come quella tumorale, che ha un così notevole impatto sulla psiche e sul corpo di chi ne è vittima.
Puoi leggere la tesina integrale registrandoti all’aula virtuale dell’Istituto Superiore MTC Villa Giada: http://forum.chinalink.it
