Aula Virtuale

Il Qigong nelle terapie integrate della malattia di Parkinson.

Tesi di fine Corso in Formazione Operatore Qigong – Patrizia Rosa A.A. 2017-2018.

Il Parkinson in Biomedicina e in MTC: sintomatologia e approccio terapeutico. Pratiche Pengqiguandingfa e Baduanjin come terapie integrate con analisi di un caso clinico e di esperienze in Italia documentate da studi scientifici.

“La malattia di Parkinson è una malattia neurodegenerativa, cronica, ad evoluzione lenta e progressiva, che coinvolge diverse funzioni motorie, vegetative, comportamentali e cognitive, con conseguenze sulla qualità di vita.[…] Nella MTC i sintomi della malattia di Parkinson sono stati descritti nella letteratura medica antica ed esiste una ricerca del prof. Zhen Hua Dong dell’Università di Pechino che dimostra che la malattia di Parkinson è trattata in Cina da più di 2400 anni.

I sintomi motori tipici (tremori a grandi scosse), vengono inquadrati, dalla Medicina Cinese, in un disturbo legato al vento del fegato, ma la malattia nel suo complesso comporta un progressivo deterioramento fisico e mentale (rigidità, sguardo fisso, disturbi comportamentali), che può essere imputato all’esaurimento del Jing e dei midolli di cui il Cervello (Nao) è il Mare.

[…]Tuttavia, indipendentemente dalle tecniche prescelte e dai punti selezionati, anche nella medicina Cinese, utilizzata da sola, i risultati sembrano essere solo parziali e transitori. E’ importante quindi sottolineare che nella Cina odierna la terapia prevalente nella cura della malattia di Parkinson sembra essere una combinazione di farmaci, agopuntura, tuina, fitoterapia e qigong.

Questa terapia integrata mira a preservare e, nei limiti del possibile migliorare, la qualità di vita del paziente, aiutandolo non solo nei sintomi principali, disturbi del movimento, stanchezza, parestesie, tremori ma anche nella cura dei sintomi secondari come la depressione, l’insonnia e la stitichezza.

Sembra che il 60% dei pazienti riesca a controllare bene i sintomi con lievi incrementi dei medicinali di sintesi mentre un terzo riesca a mantenere stabili i sintomi principali, riducendo i farmaci di sintesi e in qualche caso abbandonandoli”.

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