Iniziamo con questo post un viaggio “a tappe” introduttivo alla storia della naturopatia. L’autore è il prof. Rocco Carbone, docente al Seminario intensivo di Naturopatia previsto per il 13 e 14 aprile prossimo a Villa Giada.
La naturopatia è nata dalle medicine alternative del XVIII e del XIX secolo, ma le sue radici filosofiche risalgono alla scuola medica di Ippocrate (IV secolo a.C.).
Ippocrate (460-375 a.C., medico greco).
Sin dall’antichità la malattia si riteneva fosse causata da forze magiche o sovrannaturali, veniva esercitata da sacerdoti configurando un aspetto teurgico, quindi, considerata medicina medico-religiosa (Asclepio).
Con Ippocrate, la medicina viene intesa come “religione della natura” in cui il medico sacerdote e filosofo diventa ministro della natura, ed il ruolo principale guaritore è riservato alla natura (natura medicatrix).
Il ruolo del medico era quello di capire e di seguire le leggi dell`universo intellegibile. La malattia era considerata un effetto la cui causa era da ricercare nei fenomeni naturali: nell’acqua, nell’aria, nel cibo e nel cosmo. Inoltre, si attribuiva un potere curativo della natura, per indicare la capacità del corpo di guarire se stesso: “vis medicatrix naturae”.
Dall’osservazione delle leggi della natura Ippocrate edifica i due canoni di tutta la medicina occidentale, tuttora vigenti.
Legge dei contrari: Contraria contrariis curentur.
Legge dei simili: Similia similibus curentur.
Ippocrate si puo considerare il primo Naturopata ed igienista fautore della scuola di Cos.
Con tutti i limiti delle conoscenze del suo tempo, formulò il principio “Vis medicatrix Naturae” che costituisce il fondamento basilare della naturopatia.
Ippocrate riteneva che per curare una malattia fosse necessario curare il paziente nel suo complesso, quindi per Ippocrate, curare significava avere una visione olistica (olos, del tutto). Quindi, il medico doveva considerare che i problemi di qualsiasi parte del corpo coinvolgono l’intera struttura, psichica e fisica. Secondo Ippocrate, per essere definito “medico” un dottore in medicina doveva conoscere molto bene le scienze naturali e doveva esser consapevole che l’uomo si mantiene in relazione a come si nutre, a ciò che beve, come vive e in relazione alla sua occupazione. Le opere del grande medico greco sono raccolte nel “Corpus Ippocraticum”.
Maimonide (1135 – 1204 – d.C., medico ebreo spagnolo) Filosofo, medico e studioso andò di pari passo con le scoperte mediche del suo tempo. Alcuni secoli prima della evoluzione della medicina olistica egli prescrisse alcune prassi.
Maimonide riteneva che i fattori emotivi influissero sulla salute, e che il cuore di un malato era “ristretto” dalle emozioni negative e il medico doveva aiutarlo a eliminare queste emozioni che causavano il “restringimento della sua anima”. Inoltre, riteneva che la forza vitale si rafforza con l’utilizzo di strumenti musicali (musicoterapia attuale) oppure con il racconto di storie allegre (Antroposofia e Biodramma di L. Ostuni ).
Andando contro le tendenze del suo tempo, mise in discussione l’importanza dei farmaci e della chirurgia, affermando che la dieta, l’esercizio fisico e mentale sono gli elementi principali per una salute ottimale.
Theophrast Bombast von Hohenheim (Paracelso) (1493 -1541 d.C., medico, naturalista e filosofo svizzero). Paracelso visse in un’epoca cruciale e di notevoli cambiamenti nella storia del mondo occidentale, quando il Rinascimento iniziava a collocare l’uomo al centro di ogni interesse.
Studiò i segreti dell’uomo in rapporto al cosmo e fu il creatore della filosofia “dell’uomo integrale”, latente in ogni persona. Scrisse undici trattati sull’origine, le cause, i segni e la cura delle singole malattie, e altre pubblicazioni.
Sfiduciato e contrario ai rimedi e alla scienza medica di quel tempo, incendiò i testi medioevali in piazza a dimostrazione della sua contrarietà ad una medicina obsoleta. Divenne un simbolo di ribellione contro l’accettazione indiscussa delle vecchie dottrine.
Egli credeva nel motto degli studenti di quel periodo: “Sono i pazienti il tuo vero libro di insegnamento, il tuo studio è il letto dell’ammalato” (Pachter, 1951, pag.16).
Paracelso fu il primo medico dell’epoca a fare rinascere il concetto del potere naturale di guarigione e non si stancò mai di ripetere che è la forza vitale che cura tutte le ferite e protegge il corpo umano dalle aggressioni esterne.
Introdusse il concetto “dell’ora nel tempo”, affine alla teoria del karma dell’Oriente indiano: “Dio ha creato le medicine perché prevalgano sulle malattie, ed ha creato le sanguisughe allo stesso scopo, eppure Egli (anche laico) le tiene lontane dall’uomo malato finché non giunge l’Ora nel Tempo”.
Allora la Natura e l’Arte (ora Steiner) vanno per le loro strade, ma non prima”. E ancora “l’uomo ha ricevuto dalla natura la capacità di distruggere la salute e quella di preservarla” (Paracelso 1958, p.76). Tuttavia nonostante tutto il suo fervore per le terapie naturali, oggi si ritiene che egli non possa essere definito un naturopata in senso stretto, il suo ruolo di medico, speziale chimico e alchimista (dedito alla ricerca della quinta essenza) lo colloca tra i medici dissidenti, ma la sua ricerca fu principalmente rivolta all’applicazione del secondo postulato di Ippocrate (similia similibus curentur) ed alla sua ricerca dell’applicazione dello stesso principio con lo studio dei colori e della morfologia delle piante (signature) abbinate agli organi e visceri umani, contemplate nel “Trattato delle signature” ed alla sua visione unitaria dell’uomo, passaggio storico importante che porterà successivamente Samuel Hahnemann, alla scoperta dell’omeopatia ed Eduard Bach alla floriterapia. Punto di riferimento della moderna farmacologia e tossicologia, definì la relazione tra l’effetto terapeutico e la risposta tossicologica in funzione della dose del medicamento, espressa nel seguente aforisma: “sola dosis facit venenum”.
Jean Jacques Rousseau (1712-1778): già nel Settecento le sue opere esaltavano l’ideale del ritorno alla natura contrapponendolo al declino della qualità della vita nei grandi centri urbani.
Il successo ed il rapido diffondersi degli insegnamenti naturalistici fu legato in gran parte alla proposizione di uno stile di vita più semplice e appagante di quello praticato nelle città; esso mirava ad uno stato di purezza, e quindi di salute, al tempo stesso del corpo e della mente. Dal punto di vista strettamente medico si poneva in aperta competizione con le pratiche del tempo, che il più delle volte non curavano, o perfino aggravavano, la condizione dei malati.
Continua…