di Guglielmo Guerra*

Introduzione al concetto di Qi
Avvicinarsi all’argomento Qi, nella medicina tradizionale cinese, significa sicuramente scontrarsi con un fattore epistemologico oltremodo sconfinato e pregnante, che non riguarda esclusivamente il campo medico, ma interessa anche ulteriori settori della cultura orientale tout court, quali, ad esempio, la filosofia o la cosmologia. Partendo da questo presupposto, si intende con il presente lavoro fornire una panoramica sintetica e, si spera, esaustiva su di uno dei concetti fondanti della civiltà cinese che ha impegnato filosofi, medici e studiosi di varia natura dall’inizio della civiltà sino ai giorni nostri.
La dialettica e l’energia nella medicina cinese
Prima ancora di cercare di definire e comprendere appieno il termine Qi, bisogna chiarificare il principio secondo il quale la medicina cinese può essere vista come una medicina dialettica ed energetica. Porre il seguente postulato potrebbe far intendere tale disciplina come una pratica evanescente che non si cura delle gravi compromissioni organiche che possono affliggere l’organismo umano.
In realtà, occuparsi della fisiologia e delle patologie del Qi può voler dire esattamente trattare ciò che precede e in qualche modo permette l’instaurarsi di sintomi evidenti o di malattie, avendo la possibilità di capirne le cause e di intervenire, talora in modo insperato, soprattutto a livello preventivo o al primo comparire dei sintomi
Il Qi e il Dao: origini e significati
La medicina risulta, inoltre, fortemente compenetrata dalla semantica filosofica antica e, in tal senso, è bene partire dal capitolo quarantaduesimo del Daodejing, che in modo, allo stesso tempo, perentorio e criptico recita:
“La via generò l’Uno, e da Uno furono Due, e da Due, Tre, e da Tre ecco i Diecimila esseri. Se Yin porta, Yang abbraccia, e fondendo insieme i soffi vitali (Qi), creano l’armonia.”
Il Qi come base dell’universo e della vita
Questo passo del Daodejing mette in luce innanzitutto come, sotto l’influenza del Dao, l’universo, ancora allo stato indifferenziato e potenziale si animi e di conseguenza si abbia il Qi. I termini Uno, Due e Tre possono indicare nell’ordine ciò che all’inizio il Dao produce come elemento indistinto, seguito dalle due polarità opposte, ma complementari dell’essere, Yin e Yang che danno vita alla triade Tian (cielo), Di (terra), Ren (uomo) a seguito dell’incontro dei soffi d’energia vitale (Qi).
Nella tradizione cinese l’universo rappresenta un ammasso di Qi, di soffi, di energie: l’interazione che avviene tra cielo e terra, paradigma dell’opposizione Yin-Yang, crea le condizioni della vita, che si sviluppa attraverso la manifestazione del Qi.
In merito a ciò, parafrasando sempre Laozi si può affermare che lo spazio tra cielo e terra è simile ad un mantice che vuoto è inesauribile ed in azione non fa che soffiare. La vita che si svolge tra cielo e terra con tutti gli esseri che la animano è sostanziata da un coacervo di soffi che si trasformano incessantemente l’uno nell’altro. Il Qi è la base di tutti i fenomeni dell’universo e garantisce la continuità tra forme grezze e materiali e le energie sottili, rarefatte, eteree, impalpabili.
La correlazione tra Qi e la moderna fisica
La varietà infinita di fenomeni immanenti all’universo è la risultanza della continua dispersione e aggregazione del Qi che genera diversi segni di materializzazione. Tanto che Liezi, filosofo daoista, sentenziò che gli elementi più puri e leggeri, tendendo verso l’alto diedero luogo al cielo, i più pesanti e grezzi, protendendo verso il basso produssero la terra. Risulta evidente che il Dao originando dal vuoto produsse l’universo, che a sua volta generò il Qi così che ciò che era chiaro e luminoso ascese a formare il cielo e quello che era torbido e pesante si solidificò per formare la terra.
Dunque, la massima aggregazione di Qi dà origine alla forma reale, xing ovvero la sostanza materiale, vale a dire che, se il Qi si condensa, la sua visibilità diventa effettiva e compaiono le forme fisiche. Allo stesso modo, si può affermare che la vita umana è una condensazione di Qi e la morte è una dispersione di Qi, che fornisce il substrato delle mutazioni. Il Qi è una continua forma di materia, che acquista forma fisica quando è condensato. Così, molti sinologi attestano che il Qi corrisponda ad un’entità fisica, intesa non in senso restrittivo materialistico, in quanto esso può assumere anche forme, rarefatte, non materiali.
L’analisi etimologica e linguistica del termine Qi
Lo studio dell’atomo, dei suoi costituenti (protoni, elettroni e neutroni) e del nucleo atomico hanno fornito la risposta alla domanda sull’origine e l’essenza della materia; il nucleo è estremamente piccolo e perciò le particelle in esso contenute si muovono a velocità elevatissime indagabili esclusivamente dalla teoria della relatività. Secondo la seguente teoria la massa non è nient’altro che una forma di energia, la quale non solo può assumere le varie forme note alla fisica classica, ma può anche essere racchiusa nella massa di un oggetto.
La massa, dunque, in quanto energia può trasformarsi in altre forme di energia, ciò si verifica quando le particelle del nucleo si urtano tra di loro. Nel nucleo avviene una continua creazione e distruzione di particelle materiali come conseguenza dell’equivalenza tra massa ed energia. Quindi la materia così come la percepiamo con i nostri sensi, e cioè l’insieme degli atomi e delle molecole che formano i corpi che noi vediamo, ha alla sua base un aspetto che non vediamo che ha la struttura dinamica di pacchetti di energia. L’esistenza delle sostanze materiali e le loro attività non possono essere separate, sono soltanto aspetti differenti della stessa realtà spazio-temporale, come evidenziato nell’equazione di Einstein secondo la quale l’energia equivale alla massa moltiplicata per il quadrato della velocità della luce.
Le molteplici traduzioni e interpretazioni del Qi
Dopo questo rapido approfondimento caratterizzato da un approccio filosofico e concettuale, bisogna sondare il termine Qi da un punto di vista prettamente linguistico ed etimologico, anche se tentare di fornire una corretta traduzione dell’ideogramma cinese in una semplice locuzione della lingua italiana risulta estremamente complicato, per via della natura mutevole di questa entità, che può assumere molteplici manifestazioni.
Il carattere utilizzato per rappresentare il termine Qi è composto da due radicali sovrapposti qi 气 e mi 米. Il primo indica delle volute di vapore che salgono; originariamente designava la nebbia che si eleva a formare le nuvole e assomiglia al carattere san 三 composto appunto da tre tratti sovrapposti; in seguito, intorno al quinto secolo a.C., per distinguersi dal suddetto morfema e per indicare maggiormente il senso della salita, venne sottoposto ad una prima modifica, consistente nell’incurvare verso l’alto il bordo sinistro del tratto superiore e successivamente, anche l’estremità destra del tratto inferiore venne trasformata da tratto diretto verso il basso a destra, con lo scopo di accentuare ed indicare ulteriormente il movimento di salita.
Sin dall’antichità il primo radicale rappresentava perfettamente l’essenza del mistero del Qi: elemento che non può essere osservato direttamente, ma la cui presenza può essere percepita, sperimentata e compresa attraverso le sue trasformazioni, così come accade con le nuvole che si muovono e si disperdono nel cielo mosse dal vento invisibile.
Nella parte inferiore dell’ideogramma troviamo il radicale mi, significa riso che aggiunge così alla nozione di vapore che forma le nuvole l’idea di sostanza nutritiva essenziale. La fusione dei due radicali che indicano rispettivamente vapore, gas – elemento di natura Yang- e riso – aspetto di matrice Yin – indica chiaramente, come precedentemente appurato, che il Qi può essere rarefatto, intangibile e, allo stesso tempo, denso e materiale.
La traduzione della parola Qi è assai complicata e polisemantica, questo termine può essere utilizzato in contesti differenti, seppur con significati simili e questa poliedricità di contenuti ne impedisce una lineare riproposizione nei linguaggi occidentali, tanto che anche in italiano non esiste una vera e propria parola in grado di cogliere appieno l’essenza del significato originario cinese.
Il carattere Qi è stato tradotto con “gas”, di qualsiasi genere, includente tutte le sostanze allo stato gassoso, “tempo”, nel senso di fenomeno culturale ad esso collegato in senso atmosferico costituito dalle trasformazioni alla base delle modificazioni atmosferiche, “respiro”, come estensione logica dell’idea di aspetto gassoso dell’ambiente atmosferico, “energia”, “forza materiale”, “aria”, “etere”, soffio”, “materia-energia”, “forza vitale”, “potenza in movimento”.
Inoltre, il Qi, esprimendo l’evolversi della materia e dell’energia, può essere reso in italiano anche come “onda elettromagnetica” o “emanazione radioattiva”. Queste ultime due definizioni rimandano alla definizione secondo la quale, il Qi può essere inteso come una sorta di medium o di energia, che si avvicina vagamente al concetto scientifico della luce, la quale non può essere spiegata esaurientemente come “sostanza”. Inoltre, bisogna aggiungere, come già visto precedentemente, che la massa può trasformarsi in energia così come quest’ultima può convertirsi in materia, attestando che, tramite le trasformazioni del Qi si costituisce ogni elemento del reale attraverso i suoi aspetti più o meno rarefatti.
* Tesina di fine Corso di Medicina Tradizionale Cinese Tuina-Qigong (2009) – per leggere e scaricare la tesina completa accedi a https://forum.chinalink.it/