
La lingua cinese si serve della più antica forma di scrittura tra le lingue viventi. Se in Occidente utilizzassimo ancora gli antichi pittogrammi egizi, potremmo avere un’idea del fenomeno straordinario di una lingua antichissima parlata oggi da oltre un miliardo di persone nella Cina e nel mondo.
La scrittura cinese affida il suo messaggio non solo alla percezione logica ma anche alla suggestione visiva. Oltre ad essere una forma di comunicazione linguistica, è un’arte raffinata e una via di meditazione.
La nascita degli ideogrammi è attribuita al mitico eroe progenitore Fu Xi (terzo millennio a.C.).
Storicamente le prime testimonianze risalgono alle incisioni su gusci di tartaruga e ossa di bue o altri animali (XIV sec a.C.). All’epoca degli Stati Combattenti (475-221 a.C.) risale l’invenzione dell’inchiostro e dei pennelli e si comincia a scrivere su tavolette di bambù, di legno e sulla seta.
Nel 221 a.C. l’imperatore Qin Shihuang unificò la Cina e diede ordine al primo ministro Li Si di ordinare i caratteri e creare la prima lingua comune.
Arriviamo alla nostra epoca con la grande riforma del 1956, avviata dal governo per semplificare la scrittura e combattere l’analfabetismo. La riforma abolì 1.027 caratteri “doppioni”, ridusse il numero di tratti ad altri 2.235 caratteri e introdusse il sistema di trascrizione “pinyin” per riprodurre la pronuncia in modo standardizzato ed universale. Il “pinyin” è un metodo di traslitterazione del carattere in alfabeto latino (romanizzazione). In pratica consente di pronunciare correttamente una parola cinese pur non conoscendo l’ideogramma corrispettivo.
Dopo la riforma del ’56, la nuova rivoluzione della lingua cinese è quella informatica. In passato erano necessari specifici programmi, spesso costosi, per immettere e visualizzare i caratteri cinesi nel computer. Oggi la funzione di scrittura dei caratteri è integrata nei sistemi operativi dei personal computer e della comunicazione mobile.
Da quanto abbiamo visto è evidente che per leggere i caratteri cinesi è necessario assimilare un sistema del tutto diverso da quello alfabetico al quale siamo abituati. Sono necessari metodo, costanza e apertura mentale. Molti sinologi affermano che per imparare il cinese bisogna ridiventare un po’ bambini.