di Laura Ciminelli
Nel 1988 mi trovavo in Cina come consulente di lingua italiana presso la Radio internazionale a Beijing. Un giorno le mie colleghe mi invitarono ad assistere ad un incontro con una famosa maestra di Qigong. Andai quindi in un enorme locale-teatro, dove una donna parlava ad un vasto pubblico. Non capivo ancora bene la lingua e non riuscivo ad afferrare tutti i contenuti del discorso. Però compresi che la maestra si preparava ad “emettere il Qi” verso i presenti. In quegli intensi momenti, le persone intorno a me cominciarono a ondeggiare con il busto con movimenti ampi; alcuni ridevano, alcuni piangevano, qualcuno urlava. Il trambusto durò per pochi minuti, poi la donna cominciò a girare tra il pubblico, le persone le chiedevano una diagnosi del proprio stato di salute. La mia collega, che aveva un problema gastrico, si spinse incontro alla maestra, dicendo che lei era in grado di vedere all’interno del corpo, e distinguere dal colore la presenza di un focolaio tumorale. La mia collega fu rassicurata dalla maestra e ce ne andammo. Abituata a vedere i miei colleghi cinesi sempre precisi, impeccabili e razionali sul luogo di lavoro, rimasi fortemente impressionata da questo evento. Ero entrata nel mistero del Qigong.
In seguito mi interessai più a fondo all’argomento, e scoprii che nello stesso periodo le Università cinesi avevano iniziato ad esplorare il fenomeno dell’emissione del Qi con esperimenti scientifici; negli anni successivi le ricerche continuarono presso diverse Università anche in Giappone e negli Stati Uniti. I risultati dimostravano che il Qi emesso da una persona allenata nell’arte del Qigong poteva essere osservato, misurato e quantificato da strumenti di precisione; si trattava di un flusso corpuscolare contenente raggi infrarossi, elettricità statica, flussi di particelle, che poteva essere modulato dal praticante. Tuttavia gli strumenti e le conoscenze scientifiche si rivelarono insufficienti per spiegare interamente le caratteristiche del Qi, ad esempio la possibilità di alterare le caratteristiche molecolari dell’acqua. In quegli stessi anni ’80 il Qigong si diffondeva a macchia d’olio nella popolazione cinese, dopo essere stato duramente represso durante la Rivoluzione Culturale, e veniva applicato come strumento terapeutico in diverse strutture ospedaliere. Non tutti possono “emettere il Qi” : per far questo è richiesta una assoluta e costante devozione alla pratica per almeno dieci anni. Però tutti possono trarre beneficio dalla pratica del Qigong sia dal punto di vista preventivo che curativo: nei numerosi studi scientifici che si sono susseguiti dagli anni ’80 in poi, sono stati riscontrati tra l’altro effetti immediati sulle funzioni cardiovascolari, effetti più stabili relativamente ai problemi di ipertensione arteriosa, sul piano neuroendocrino (aumento delle beta-endorfine, aumento di TSH, T3, T4, dell’ormone della crescita (GH), dell’IGF-I e dell’IGFBP-3); in campo immunitario (aumento nel numero assoluto di linfociti T CD4 e del rapporto CD4+/CD8+ ed una immunità cellula mediata superiore); sui processi di invecchiamento e dei sintomi ad esso relativi, e infine in campo psicologico, gli studi condotti in diversi paesi (tra cui in Italia da Roberto Broggi) suggeriscono che la pratica di Qigong può avere una precisa funzione di stabilizzazione mentale e possiede un’efficacia preventiva e terapeutica sulle problematiche di natura psicologica, emotiva e sui disturbi di personalità. Dal 1999 in poi, gli studi neurofisiologici riguardanti gli effetti sul cervello del Qigong e di altre forme orientali di meditazione, utilizzando la risonanza magnetica funzionale visualizzano le varie aree cerebrali coinvolte. Il ritmo profondo teta (4-8 HZ) è quello più utilizzato nella meditazione e tipico dell’ippocampo. Il rilassamento che si ottiene con le varie tecniche orientali consente di potenziare la consapevolezza, il controllo dei circuiti cerebrali e permette una migliore comunicazione tra gli emisferi.
“Ciò che non conosciamo è importante: è la base della comprensione scientifica – scrive il dr. Michael Smith, direttore del centro Acudetox dell’Ospedale Lincoln di New York – Diversi aspetti della fisiologia convenzionale sono inadeguati per descrivere le funzioni vitali… ”
Rivolgiamoci allora ad Oriente. Il concetto di Qi appartiene al pensiero medico cinese che ne studia le funzioni, le attività, i percorsi, le possibili disfunzioni. Già noto con diverse grafie: chi, ki, ch’i (pronuncia: ci), che cosa è il Qi per la medicina cinese? E’ un elemento che non possiamo vedere, ma della cui esistenza non possiamo dubitare, come l’aria. L’aria che ci circonda costituisce la condizione per la nostra vita, ma possiamo vederne solo gli effetti, quando scuote le foglie degli alberi, o quando sospinge in alto i palloncini colorati, è l’aria che vivifica, l’aria che attiva tutti i processi fisiologici dell’organismo vivente. Quindi il primo significato della parola Qi è aria, respiro, soffio. All’interno del corpo umano e della sua fisiologia, questo soffio diventa la forza motrice, l’energia essenziale delle attività vitali. Elemento mobile, invisibile, di tipo Yang, il Qi circola nei Meridiani e nei Vasi indissolubilmente legato al suo aspetto materiale Yin, il Sangue. Gli antichi testi insegnano, che l’Energia originaria, ancestrale, ci è stata trasmessa dai nostri genitori e che dopo la nascita, il corpo continuamente la reintegra attraverso gli alimenti e la respirazione. Questa Energia è la forza che ci difende dall’attacco dei fattori patogeni e combatte le malattie. Nel termine Qi-gong la parola Gong, (che un tempo si scriveva “kung”, la stessa del “kung-fu”) significa abilità, maestria, nella particolare accezione di una capacità acquisita in seguito ad un lungo e costante esercizio. Quindi in questo senso “Qigong” significa “esercizio dell’energia vitale” ed assume una precisa valenza terapeutica. Infatti il Qi può subire rallentamenti, impoverimenti, ostruzioni, a causa di fattori ereditari, di errori nutrizionali, di tempeste emozionali. Energie negative possono penetrare dall’esterno in forma di fattori patogeni. Quando il Qi è insufficiente il corpo è predisposto alle patologie, la persona appare debole, spesso è stanca e sofferente. Quando il Qi è in eccesso la persona è irosa, iperattiva, spesso ipertesa. Quando il Qi si blocca si entra in uno stato di depressione. In tutti questi casi gli esercizi di Qigong perseguono l’obiettivo di sbloccare la circolazione del Qi e del Sangue nei Meridiani e nei Vasi, armonizzare le funzioni degli organi interni, innalzare la difesa immunitaria potenziando il “Vero Qi” ed in definitiva, rafforzare l’organismo per difendersi dall’attacco dei fattori patogeni, prevenire e combattere le malattie.
Le origini del Qigong
Gli esercizi terapeutici hanno un’origine antica quanto la stessa Medicina cinese. Da un primitivo substrato sciamanico, si tramandano di generazione in generazione all’interno della tradizione taoista, intrecciandosi con le scuole di arti marziali ed assumendo diversi nomi nel corso della storia: tuna (espellere-assorbire), daoyin (dirigere e incanalare), yangshenfa (metodo di nutrimento del principio vitale), neigong (lavoro interno), neidan (alchimia interna). In effetti il nome qigong – anche se presente in un testo del maestro taoista Xu Xun (238-374) si diffonde solo nell’epoca moderna grazie a Liu Guizhen. Dopo la guerra civile, Liu Guizhen tornò al suo villaggio natale nelle campagne dello Hebei gravemente ammalato. Qui cominciò nel 1948 a praticare gli esercizi sotto la guida di un suo zio, della quinta generazione del neiyanggong (lavoro di nutrimento interno), una scuola nata circa trecento anni prima e trasmessa oralmente. Dopo 100 giorni di pratica, Liu Guizhen tornò al suo lavoro in perfetta salute. Quindi cominciò a collaborare con gli ambulatori medici statali per insegnare il Qigong a pazienti di malattie croniche. I risultati furono talmente significativi che nel 1954 Liu fondò la prima clinica di Qigong, nella città di Tangshan. Liu pubblicò due libri sui successi ottenuti nel trattamento finché, nel 1964, la Rivoluzione culturale lo obbligò a cessare la sua attività fino al 1980. Morì nel 1983 senza poter apportare ulteriori contributi ma il suo lavoro sul Neiyang Gong segnò l’inizio di una riscoperta che nel giro dei successivi decenni avrebbe travalicato i confini della Cina per diffondersi al mondo intero.
Caratteristiche del Qigong
Esistono molte diverse Scuole e forme di Qigong, ma tutte si basano sulle “tre armonizzazioni”, del corpo, del respiro e della mente, che devono essere contemporaneamente presenti. Si ricerca un completo rilassamento dei muscoli del corpo (fangsong) per dare modo all’energia Qi di fluire liberamente. La respirazione è uno dei capitoli più importanti del Qigong, che contempla diverse forme di controllo del respiro, sempre con l’obiettivo di incanalare il Qi e di rafforzare i dantian (campi del cinabro) per attivare le trasformazioni energetiche; infine il controllo della mente consente di pervenire ad uno stato di “quiete mentale” (rujing) liberandola dai pensieri e pervenendo ad un completo rilassamento del corpo e della mente.
Laura Ciminelli
Istituto Superiore di Medicina Tradizionale Cinese Villa Giada
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